20 giugno 2012

Storie su Secure Boot e UEFI

C’era una volta e c’è ancora il buon vecchio BIOS. UEFI (agli effetti EFI) ha la stessa funzione con diverse funzionalità aggiuntive.

Decisamente non sono qua a parlare di UEFI o altro e prima di leggere l’articolo consiglio a tutti di informarsi adeguatamente a riguardo, quello di cui vorrei parlare è “Secure Boot“.

Secure Boot, in soldoni, impedisce l’avvio di OS diversi da quelli per cui il sistema OEM è firmato.
L’unico vantaggio di avere “Secure Boot” (nome scelto, immagino, dopo attente indagini di marketing) è quello del produttore del software usato per la macchina OEM. L’utente infatti non è assolutamente più “sicuro”. Si sa da tempo infatti che – perlomeno finora – l’unico modo di proteggere i propri dati è la cifratura del disco con programmi come TrueCrypt. Se voglio rubare “fisicamente” i dati ad una persona X:

  1. conosco la password per accedere al sistema e non ho problemi

se non conosco la password e voglio celare il mio “passaggio”:

  1. ho il mio netbook, stacco il disco dal notebook (o altro) bersaglio e lo uso nel mio, a lavoro finito ricolloco come prima.

se mi interessano solo i dati:

  1. stacco il disco dal notebook (o altro) bersaglio e me lo porto via, se è “saldato” alla scheda mi prendo quella…

Tutto questo per dire che “secure boot” o meno, se il disco non è criptato si copia. Forse la *non* presenza di “secure boot” può facilitare il caso n°2 ma non più di tanto, diciamo che invece di un cd/flashDisk bisogna portarsi dietro un netbook (che comunque non è tutto questo voluminoso).
Se aggiungiamo che ormai per rubare dati personali un attacco “live” è l’ultimo sistema che si prova per la moltitudine di rischi che comporta, il resto va di conseguenza.

E dunque eccoci al punto, *non* è bello. Si sa che Microsoft non è nuova a strategie “disoneste” (più o meno punite negli anni), ma sembra ridicolo fare ostruzionismo contro un non-rivale come linux (che può essere in crescita ma molto, molto lenta sui sistemi desktop) invece di provare a proporsi come ottimo avversario.
Voglio dire, hanno prodotti che sembrano promettere bene (Windows8 e WindowsPhone), hanno visto che se le cose sono fatte come si deve la gente risponde di conseguenza (Windows7) a questo punto basta solo non rifare WindowsMe e sono a posto, perché giocare “sporco”? Possono permettersi di non farlo.

La mia speranza è che i produttori di hardware e sistemi OEM permettano, come peraltro ha già fatto ASUS in diverse occasioni, la scelta di FreeDOS (senza OS) o linux in alternativa a Windows (sulla stesso modello di macchina), beninteso che nel caso di linux non ci sia un “Ubuntu Secure Boot” che avrebbe ancora meno senso venendo a mancare il lato commerciale.

10 giugno 2012

GnuCash

Qualche settimana fa avevo cominciato a scrivere un articolo che però stava scadendo troppo sul banale (e direi anche scontato), perciò ho abbandonato il proposito e oggi vi scrivo riguardo un programma che ora come ora mi è diventato quasi necessario (e sì, ne sono anche un poco dipendente): GnuCash.

GnuCash è un programma di contabilità (a vari livelli) che permette di gestire al meglio le proprie finanze e, inoltre, aiuta a rendersi conto di bilanci, spese, interessi e altro, consentendo all’utente di razionalizzare le spese.
Parecchio tempo fa – circa da settembre 2011 – avevo cominciato ad usare un programma, sempre di contabilità, molto simile a GnuCash, Skrooge, questo però era più confusionario e agli effetti anche meno facile fa usare (nonostante fosse più facile familiarizzare con la struttura); per questi motivi non l’ho mai usato come si deve e molte transazioni di quel periodo non le ho registrate. Dopo che, per un bug upstream nel software sqlite, il programma “non funzionava” ho approfittato per esplorare il panorama dei software di contabilità; GnuCash, che agli effetti è il meno intuitivo e, all’apparenza, più limitato sulla piazza, mi ha per qualche motivo attirato e così eccomi qua a parlarne.

Per chi non lo sapesse, un programma di contabilità funziona in questo modo:

  1. Si effettuano delle spese. In base al tipo di conto (conto corrente, carta di credito, portafoglio) si va dalla paga dei dipendenti, allo scontrino del caffè;
  2. Queste vengono registrate in una categoria dedicata (affitto, alimentari, seconda necessità, servizi, …) o in una delle sottocategorie di una categoria (es. servizi > elettricità, gas, acqua, …

A questo punto, dopo qualche settimana, cominciate ad avere un quadro generale del vostro bilancio. Faccio notare che per quanto uno possa stare attento a entrate ed uscite, non si potrà mai rendere conto – ad esempio – delle uscite complessive derivate da 15-20 spese al supermercato in condizioni e con esigenze differenti; mi spiego, al supermercato/fruttivendolo/macellaio/… capita spesso di spendere una settimana di più ed una di meno nel corso dell’anno per i motivi più disparati, ma probabilmente la spesa mensile o al più quadrimestrale dovrebbe mostrare circa lo stesso valore (a meno di variazioni del costo della vita…).
Il programma poi è molto utile per confrontare l’estratto conto del conto corrente o il saldo della carta di credito per vedere quali operazioni sono state accreditate/addebitate e quali ancora no.
Infine, per rimanere sul “semplice”, il programma offre la possibilità di registrare operazioni suddivise. In questo modo potete ad esempio dividere lo stipendio lordo in tasse e stipendio netto, ma anche una spesa al supermercato dove comprate anche un frullatore nuovo e CD musicali in alimentari, seconda necessità e intrattenimento…

Di seguito vi propongo un esempio di grafico a torta delle uscite dal 01/03/2012 suddiviso per categorie; dopo l’immagine spiego la suddivisione.

g787

Non serve dirlo, sono uno studente che usa spesso i mezzi pubblici…

  • trasporti pubblici include le due sottocategorie (non segnate nel grafico) treno ed autobus
  • alimentari si spiega da solo
  • servizi include le quattro sottocategorie (di nuovo non presenti nel grafico) luce, gas, acqua e rifiuti
  • intrattenimento include un po’ tutto il “superfluo”, dalla serata fuori ai CD musicali o ai fumetti
  • anche regali si spiega da solo
  • seconda necessità include tutto quello che serve in casa (o comunque può servire) come una pentola nuova, le pile degli orologi, …

Se questa breve presentazione vi ha fatto in qualche modo voglia, il sito ufficiale lo trovate al primo link dell’articolo, vi posso inoltre assicurare che trovate dei manuali (anche tradotti egregiamente in italiano) molto precisi e dettagliati su ogni funzione del programma.

25 aprile 2012

Aria di casa

Chi mi conosce abbastanza sa bene come io ami la campagna ed in particolare le vigne. In questo articoletto volevo rendere partecipi i miei lettori della bellezza della vite e della classe che ha una vigna ben tenuta.

Giusto il fine-settimana passato ho spollonato* la prima vigna “nuova” e, poiché per le viti nuove l’operazione richiede più cura ed una rapida ma attenta analisi dello stato della pianta, si sviluppa un certo feeling per cui dopo qualche filare cominci a parlare come un padre affettuoso… (ndr (che poi è lo stesso scrittore) :facepalm:)
«questo qui te lo tengo»
«eh, no, l’hai fatto crescere troppo vicino allo sperone, te lo devo togliere»
«non sarebbe proprio corretto, ma siccome sei piccolina te lo lascio»

Finita la spollonatura la vigna, seppur freschetta, ha subito assunto quel caratteristico tono da coltivazione signorile che la contraddistingue, con fusti esili che inneggiano alla simmetria ed all’ordine e tralci a frutto ricoperti con soffici polloni (anch’essi a distanza piuttosto ragionata)

La cosa ancora più bella è che per l’anno prossimo, grazie all’intraprendenza (e ai soldi) di papà, potrò coccolarmi una vigna 10 volte più grande.
Con ogni probabilità d’ora in avanti passerò più tempo sulla vigna, sia per imparare quelle cose che un libro, una guida o “un video su youtube” (:facepalm: di nuovo) non possono insegnare e per coccolarmi, appunto, quelle belle piantine così ordinate e fruttifere.

Se vi aspettavate qualche ragione seria per apprezzare una vigna avete decisamente sbagliato blog. Scherzi a parte, spero di aver fatto capire un po’ i bei sentimenti che può sviluppare una coltivazione tenuta come si deve e soprattutto la campagna, con tutto quel suo verde.
A presto (o più verosimilmente tardi) con qualche altro articolo.

*Ci ho messo mezz’ora per trovare il corrispondente italiano di “sbàmpoear” in dialetto trevigiano (in realtà proprio Arcadese)

5 aprile 2012

Son’io o son desto?

Da diverso tempo mi “diletto” ad usare servizi tramite false identità non rintracciabili (perlomeno non senza un certo sforzo). È curioso come sia facile creare identità virtuali del tutto verosimili ad una identità reale più o meno attiva nel web.*

Lo spunto l’ho avuto quando, un po’ incredulo, leggevo di studi per verificare la reale esistenza di un utente (ad esempio Twitter o Facebook per essere banali). La pecca di tutto il sistema, per me, è che non c’è modo, se non tramite mediazione umana, per una macchina di capire se un profilo è falso qualora questo sia stato confezionato (e anche non troppo ad arte).

Prendiamo un esempio:

Uso uno dei tanti servizi di email temporanee (traduzione alla buona di “disposable”) come base e lo “nascondo” ricorsivamente su due o tre livelli. A questo punto, a meno di non avere dubbi sulla mia identità, controlli sommari all’atto di una ipotetica registrazione daranno esito “positivo”.
Un metodo di protezione abbastanza efficace può essere una whitelist (invece che una blacklist) degli email-provider affidabili ma, in questo caso, con uno fra i tanti servizi per generare identità verosimili, una registrazione presso uno dei provider “fidati” risolve il problema (si comincia però a dover sfruttare proxy e simili).

Fornisco generalità verosimili e invento un “personaggio”, scrivo correttamente nella lingua dell’ipotetico utente del servizio e/o in inglese corretto (non viziato dalla propria lingua o addirittura con vizi tipici della lingua dell’ipotetico utente).

A questo punto, chi ha le mie opinioni/gusti mi si avvicina (virtualmente, ovvio), con l’unica differenza che, mentre lui che fa e dice cose come persona reale ne ha anche la responsabilità, io posso dire e fare ogni cosa senza curarmene.

Probabilmente avrete già capito dove voglio andare a parare, in ogni caso: e se qualcuno esce dal campo della curiosità e usa ciò per i suoi loschi scopi?
In quel tal caso il 99,9% dell’utenza web2.0 cadrebbe nella rete.

Cosa si può fare dunque? È giusto bandire (rendere illegali) le identità fasulle sul web? E fino a che punto si può parlare di identità?
Per ora le risposte a queste domande sono ben lontane dalla mia mente, quindi lascio a voi lettori il cruccio. L’importante è che si sappia che solo perché qualcuno è su Facebook ed ha foto o altro, non vuol dire per forza che sia una persona reale.

*Sia chiaro che non sto parlando di gente che usa due nomi sulle sue due email, ma di profili del tutto verosimili con email dedicate non collegate all’utilizzatore originale che si nasconde opportunamente dietro proxy (e/o indirizzi “disposable”)

20 gennaio 2012

L’hanno chiuso anzi polverizzato

Notizia del giorno (…prima), azione congiunta di FBI e parecchi altri ha permesso di chiudere megaupload e sottodomini e di arrestarne i fautori.
In tutta sincerità ho usato molto (e l’ultima volta proprio poche ore prima della chiusura) megaupload per via della sua spudorata comodità (o meglio, per la spudorata comodità dello scaricamento diretto da FileHost server) eppure la mia anima “open” si ribellava non poco, visto che il protocollo bittorrent è open e permette quasi parimenti di scaricare file di grosse dimensioni senza troppa pena.

Il filesharing via FileHost server come era megaupload (ma tanti altri ancora rimangono) ha delle grosse pecche che mi sento di considerare non convenienti rispetto alla notevole velocità di download:

  1. Non si parla di buoni amici e paladini della giustizia, ma di aziende che devono in qualche modo sbarcare il lunario. Si diventa perciò vittime di pubblicità senza scrupoli e tecniche commerciali per invogliare l’acquisto di prodotti aziendali (come pacchetti premium per scaricare più velocemente e simili)
  2. Il collegamento non è cifrato e, anche lo fosse, non sarebbe anonimo, in quanto un’ipotetica azienda di cui sopra non potrebbe permetterselo a livello globale senza un corrispondente grosso rientro economico.
  3. Il file condiviso PUÒ essere rimosso definitivamente dal server a discrezione di terzi (vedi l’azienda di cui sopra). Certo, anche i torrent possono essere “rimossi”, ma non in maniera definitiva, MAI.

Ora voglio fare una considerazione del tutto opposta (che mi sono ritrovato a fare giusto poco tempo fa): “Quando decideranno di permettere la fruizione di contenuti multimediali, nello specifico film (visto che spremi-spremi quello è il nocciolo della questione), via internet?”
Io veramente non lo so, per la musica ci sono voluti più di 15 anni di download da internet per pensare che forse era meglio muoversi (senza grossi risultati finora: cercate di scaricare un brano od un album musicale in FLAC, su, provate…), per i film/serie-tv ci vorranno altri 15 anni di download beato e grosse operazioni di polizia? (che poi, almeno 9-10 anni già sono passati)

Si è instaurata una brutta (leggi non bella) situazione per cui le major del multimedia si mostrano vittime della “pirateria” e di chi la favorisce, chiedendo sanzioni e punizioni esemplari senza capire di darsi la zappa sui piedi. Per fare un esempio, se, essendo megaupload il gigante sulla sponda opposta, invece di combatterlo lo avessero “condonato” a patto che distribuisse i loro contenuti a pagamento sono CERTO che le cose sarebbero andate per il meglio. Magari inizialmente si potevano mantenere due parti, una che offriva, a pagamento, una grossa capacità di banda per la fruizione rapida di film e simili e l’altra gratuita con capacità “ridotte”, fino a, nel tempo, eliminare del tutto quest’ultima etc, etc.

Non voglio fare quello che salva il mondo con una lancia, ma mi sembra che un qualsiasi consulente, team di consulenza, o altro poteva suggerire ipotesi come questa; addirittura mi sento di poter rincarare la dose, chiunque poteva suggerire queste cose ancora ALMENO 5 ANNI FA.
Sinceramente l’unica cosa che  potrebbe far pensare diversamente sarebbe che avessero qualcosa di grosso che bolle in pentola, però viene da chiedersi se è in qualche modo possibile che ce l’abbiano da più di 10 anni…

Ora concludiamo con il mio amore per la disinformazione… alla prima ondata dovevano beccarsi tutti 50 anni di galera per crimini contro l’umanità, poi si è passati a 20 per istigazione al crimine e politiche commerciali scorrette e, scusate se lo dico, per me sarà già tanto se troveranno un motivo per cui i dirigenti dell’azienda dovranno fare un solo giorno di prigione (a meno, certo, di una bella ispezione fiscale). Ed è perlopiù giusto così visto che se a commettere il crimine è l’utente ma ne deve pagare l’azienda, tutti i produttori di armi da fuoco, automobili, cucchiaini da caffè, …, rischiano grosso.

14 dicembre 2011

Te lo vendo ma non è tuo

PlayStation3 license agreement

PlayStation3 license agreement

Una cosa che a dire il vero faccio molta fatica a capire.
Perché se compro un tagliaerba lo posso smontare e/o personalizzare e invece una PlayStation3 no? (da notare che al posto di PS3 potrebbe esserci stata scritto qualsiasi altra cosa)

Per me non è corretto vendere un prodotto con licenza che agli effetti ne permette (e qualche volta limita pure) il solo usufrutto. Ancora meno corretto è nascondere tutto questo al consumatore in modi più o meno onesti (ma purtroppo tutti legali).

Ho letto ora che Sony ha appena vinto contro la class action derivata dal blocco da remoto della possibilità di installare linux sulla PlayStation3. Devo dire che non so cosa prevedesse la licenza PS3, ma so per certo che tale licenza non viene mostrata all’acquisto, che viene quindi fatto a scatola (licenza) chiusa.
Da questo cosa ne consegue? Semplice, un piccolo pasticcio legale, se l’utente finale non è d’accordo su una o su parte di una licenza, non può far valere i suoi diritti in quando il contratto di vendita è già stato stipulato.
La stessa cosa vale per tutte le altre console per videogiochi e in realtà per tutti i dispositivi digitali con software (anche minimo) preinstallato.

Dopo la piccola parentesi licenze, torniamo alla “riflessione” principale. Come è possibile passare per normalità che sia illegale fare modifiche hardware e/o software ad un prodotto regolarmente acquistato? Non si parla di garanzia non più valida (del tutto comprensibile), si parla di illegalità… e ancora, non è forse malvagio controllare da remoto (da parte della casa madre) dispositivi regolarmente acquistati da ignari consumatori abilitandone addirittura la modifica (sempre da remoto)?

Ripeto e concludo, per me è giusto mostrare le licenze legate al prodotto all’acquisto, e in caso si tratti effettivamente di usufrutto illimitato nel tempo e non di proprietà, porre un ulteriore specifica.
Nondimeno (ma lo si sta già facendo) è necessario rimuovere tutti i meccanismi impliciti autorizzati da licenze mai mostrate (leggi: tracciamento, blocchi e simili) che pullulano nei dispositivi odierni (e non solo nell’elettronica spiccia purtroppo).

25 novembre 2011

Giusto due cosette… e altro ancora

Niente riflessioni matte o simili questa volta, solo roba utile.

Innanzitutto, visto che non ne ho parlato più da tempo, volevo far presente a tutti i lettori che Calise esiste ancora ed è parecchio avanti con la fase di sviluppo, solo ho deciso di non scriverne più su questo blog ‘personale’ e dedicargli un blog a parte (ormai attivo da mesi) in host su sourceforge all’indirizzo: calise.sourceforge.net.

Veniamo al sodo, a me capita spesso (leggi una volta ogni due/tre mesi circa) di comprare su Amazon.it ma spesso quello che poteva sembrare un affare lo era solo abbastanza… così questa sera ho scritto una cinquantina di righe in python per comunicare con Amazon, leggere il prezzo di determinati prodotti, salvare il tutto su un file che viene aggiornato di cattura in cattura, salvando così lo storico del prezzo di un dato oggetto.
Non serve dire che questo, se lanciato quotidianamente, nel giro di qualche settimana (meglio un mesetto o più) permette di avere una buona idea di quanto può essere scontato un oggetto rispetto al prezzo base e quando questo si rivela un VERO affare.
In genere io compro cd musicali (per lo più jazz) che sono usciti da tempo (anche molto tempo) e quindi per me ha senso, se invece viene usato per gli ultimi oggetti usciti OVVIAMENTE non ha senso visto che il prezzo non potrà che scendere per mesi…

http://pastebin.com/eeYKzek1

PS: Dovrebbe essere totalmente cross-compatibile (windows, linux, mac, bsd, android, calcolatrice…)
PPS: In quattro e quattr’otto si puà aggiungere il supporto ad Amazon.co.uk e/o Amazon.com e/o altro.

17 novembre 2011

Per chi resta indietro

Per chi resta indietro… e cerca di fermare tutti quelli che ha davanti.

Piccola frase enigmatica che verrà subito spiegata. Chi volesse guardare un film in italiano scaricandolo legalmente da internet senza andare al cinema o comprare un DVD o una TV ora come ora avrebbe qualche difficoltà. Quanto tempo deve ancora passare (come è stato peraltro con la musica) perché qualcuno si svegli e crei un portale italiano (ma anche internazionale fruibile in Italia) ?- ovviamente se esiste ed io non lo conosco tanto meglio, dimenticate tutto-

Da una decina d’anni c’è la possibilità di scaricare da internet video di modiche dimensioni, negli ultimi 3-4 anni non ci sono praticamente più limiti, cosa stanno aspettando? Potrei scommettere che se ci fosse la possibilità (concreta e non macchinosa) di avere un film da poter scaricare al massimo della banda in vari formati (con relativo vario costo) in pochi anni l’intera industria cinematografica ritornerebbe quasi ai guadagni della situazione pre-p2p.

Provate a pensare:

  • video in streaming da portable a HD (basta una tecnica di streaming come rtmps, cambiando metodo di ottenere le chiavi ogni mese, per rendere la copia di tale contenuto così macchinosa da risultare svantaggiosa) ad un costo ragionevole, diciamo da 2€ ad 3€  in base al formato
  • video in download diretto o p2p (non pubblico ovviamente) da 480p a 1080p da 6€ a 8€ in base al formato

Con questo voglio dire che io personalmente spenderei volentieri 2€ per guardarmi un film “di #*!@*” una sera che ne ho voglia, e altrettanto vero, spenderei 8€ per un film che li vale, senza dover andare a prendere un DVD/BlueRay, magari dopo aver anche pagato quell’euro per guardarlo in streaming. Che cavolo, ditemi se non avrebbe TUTTO più senso. Certo, i videonoleggi fallirebbero tutti, mi dispiace per loro, ma ha  senso. Altro discorso va fatto per i cinema, per quanto uno abbia schermo da mille mila pollici, audio doubleDolbyHyper Digital e poltrone extra-comfort il cinema non sarà mai la stessa cosa.
Riguardo ai cinema vorrei portare un piccolo esempio, dove studio c’è uno sconto studenti che permette, il mercoledì sera, di andare al cinema con 2€. Il cinema (che altrimenti il mercoledì sarebbe praticamente vuoto) fa sempre o quasi “tutto esaurito”. Evidentemente è meglio prendere centinaia di euro con “tutto esaurito” che poco più di cinquanta euro con “quattro gatti”.

Peraltro leggevo giusto prima che le vendite di musica online sono raddoppiate in un anno (con conseguente diminuzione della “pirateria”)

Infine due parole sugli abbonamenti per contenuti video (tipo PayTV); ora come ora richiedono una televisione e in più c’è una scelta molto limitata di contenuti fruibili. In pratica, non è possibile effettivamente scegliere veramente il film da vedere, ma solo uno fra quelli messi a disposizione dalla rete che offre il servizio.

Spero vivamente che la situazione cambi presto.

24 ottobre 2011

Che gusto c’è?

Pochi giorni fa un famoso dittatore, il colonnello Gheddafi è stato ucciso dal suo stesso popolo in ribellione, dopo mesi di guerra civile sanguinaria. Mi ha fatto male vedere (non proprio vedere visto che ho deciso di non vederle) le immagini di corpi trucidati esposti al pubblico ludibrio nelle copertine dei vari giornali/telegiornali/blog d’informazione/…. Ancora più male mi ha fatto vedere (questo sì visto) migliaia di persone fare la fila per una foto, sorridenti, in una cella frigorifera coi corpi di due esseri umani (per quanto in vita fossero spregevoli).
Che gusto c’è?

Una domanda viene spontanea, come possono esserci i presupposti per una democrazia (vera) se il popolo che dovrebbe governare prova un certo gusto nel compiere azioni così primitive e/o animalesche.

Difficile, vero? Bene, giriamo la frittata, i “processi mediatici” sono la stessa identica cosa, e anzi, forse peggio visto che sconosciuti, ignoranti dei dettagli più intimi dei casi in questione, si arrogano il diritto di giudicare persone “innocenti fino a prova contraria”. Si parla come di un film poliziesco/giallo, con opportune facce disgustate e inorridite, di persone reali che vivono quello “svago televisivo” sulla loro pelle. Ripetiamo la domanda al paragrafo 2?

Io nella mia vita provo a non “fare agli altri quello che non vorrei fosse fatto a me” (qualche volta ci riesco, qualche altra decisamente no) senza costrizioni e non perché lo dice una fede religiosa, ma perché così si rischia di vivere meglio nel mondo. Chi ama sputare sentenze con tanto fervore sugli altri soprattutto col contributo della mediatizzazione dei processi, del dolore altrui, della vita altrui si è mai chiesto se proverebbe in qualche modo fastidio se un paese, una nazione o addirittura il mondo intero lo giudicasse pubblicamente o gioisse di una sua situazione difficile?

17 settembre 2011

Di cose nuove che…

Ho seguito con un “certo” interesse la presentazione di Windows8 al pubblico e non riesco a non dare qualche commento così a caldo.

Per quello che ho visto è una gabbia per utenti e sviluppatori.
Mi spiego un po’: per chi non lo sapesse Windows8 (se resta così com’è nella beta mostrata al pubblico) funziona con l’interfaccia “Metro”, una serie di tasselli ordinati, ognuno dei quali rappresenta una applicazione; la vecchia UI (col desktop e la barra per capirci) diventa una applicazione di MetroUI (per ulteriori informazioni riferitevi al video).
Questo significa che è auspicabile e anzi -considerato che su windows la maggior parte delle applicazioni si vendono- necessario che uno sviluppatore scriva due interfacce per il suo programma, quella classica, retrocompatibile, e quella Metro. Da considerare che un applicazione sviluppata per MetroUI (da quello che sembra) non gira in nessun altro ambiente, quindi ripeto, uno sviluppatore deve scrivere un programma appositamente per questa. Non serve dire che  questo butta nel cestino ogni cosa (o quasi) cross-compatibile fra sistemi visto che per essere usata va caricata nella BRUTTA vecchia interfaccia Win7 che l’utente stesso non vorrà usare perché tutta un altra cosa rispetto all’altra.
Ed ecco qui comparire il secondo piccolo pensiero, l’utente Win8 MetroUI vorrà usare il più possibile applicazioni compatibili con l’interfaccia (riducendo notevolmente la sua possibilità di scelta) e adatterà le sua abitudini alla stessa.
Non di meno sembra sempre più che si abbini un computer ad un elettrodomestico in senso lato (lavatrice e simili), cosa che io non sopporto.

Per me Microsoft sta facendo un grande errore e spero che si fermi in tempo.
Mi ritorna in mente una cosa che ho sempre evidenziato come grossa differenza fra open-source e closed-sorce: nel primo sono gli utenti a creare quello che usano in base alle loro esigenze (con apprezzamento incredibilmente alto proprio per questo), nel secondo c’è qualcuno (di solito molto esperto e competente) che indaga silenziosamente l’utenza e prova a capire di cosa ha bisogno (con risultati più rapidi ma meno precisi nel senso di apprezzamento). Questa volta però Microsoft ha addirittura creato qualcosa di sana pianta, per “stare al passo” anzi “superare” i concorrenti, e gli utenti si devono adattare… lo ripeto, per me è un FLOP annunciato se rimane così com’è, se volessero fare una loro tavoletta digitale con un OS per tavolette basato su MetroUI ok, ma un desktop decisamente no.

Non per spezzare una lancia in loro favore, ma per me chi ha visto meglio l’andamento del mercato tecnologico sono GNOME, Unity e KDE. KDE in particolare si sta sviluppando più lentamente degli altri due ma, pare, con risultati più soddisfacenti. Ho messo la premessa ad inizio frase perché io (come altri) non li ho apprezzati ed infatti uso XFCE come inferfaccia primaria.