Son’io o son desto?

Da diverso tempo mi “diletto” ad usare servizi tramite false identità non rintracciabili (perlomeno non senza un certo sforzo). È curioso come sia facile creare identità virtuali del tutto verosimili ad una identità reale più o meno attiva nel web.*

Lo spunto l’ho avuto quando, un po’ incredulo, leggevo di studi per verificare la reale esistenza di un utente (ad esempio Twitter o Facebook per essere banali). La pecca di tutto il sistema, per me, è che non c’è modo, se non tramite mediazione umana, per una macchina di capire se un profilo è falso qualora questo sia stato confezionato (e anche non troppo ad arte).

Prendiamo un esempio:

Uso uno dei tanti servizi di email temporanee (traduzione alla buona di “disposable”) come base e lo “nascondo” ricorsivamente su due o tre livelli. A questo punto, a meno di non avere dubbi sulla mia identità, controlli sommari all’atto di una ipotetica registrazione daranno esito “positivo”.
Un metodo di protezione abbastanza efficace può essere una whitelist (invece che una blacklist) degli email-provider affidabili ma, in questo caso, con uno fra i tanti servizi per generare identità verosimili, una registrazione presso uno dei provider “fidati” risolve il problema (si comincia però a dover sfruttare proxy e simili).

Fornisco generalità verosimili e invento un “personaggio”, scrivo correttamente nella lingua dell’ipotetico utente del servizio e/o in inglese corretto (non viziato dalla propria lingua o addirittura con vizi tipici della lingua dell’ipotetico utente).

A questo punto, chi ha le mie opinioni/gusti mi si avvicina (virtualmente, ovvio), con l’unica differenza che, mentre lui che fa e dice cose come persona reale ne ha anche la responsabilità, io posso dire e fare ogni cosa senza curarmene.

Probabilmente avrete già capito dove voglio andare a parare, in ogni caso: e se qualcuno esce dal campo della curiosità e usa ciò per i suoi loschi scopi?
In quel tal caso il 99,9% dell’utenza web2.0 cadrebbe nella rete.

Cosa si può fare dunque? È giusto bandire (rendere illegali) le identità fasulle sul web? E fino a che punto si può parlare di identità?
Per ora le risposte a queste domande sono ben lontane dalla mia mente, quindi lascio a voi lettori il cruccio. L’importante è che si sappia che solo perché qualcuno è su Facebook ed ha foto o altro, non vuol dire per forza che sia una persona reale.

*Sia chiaro che non sto parlando di gente che usa due nomi sulle sue due email, ma di profili del tutto verosimili con email dedicate non collegate all’utilizzatore originale che si nasconde opportunamente dietro proxy (e/o indirizzi “disposable”)

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