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24 ottobre 2011

Che gusto c’è?

Pochi giorni fa un famoso dittatore, il colonnello Gheddafi è stato ucciso dal suo stesso popolo in ribellione, dopo mesi di guerra civile sanguinaria. Mi ha fatto male vedere (non proprio vedere visto che ho deciso di non vederle) le immagini di corpi trucidati esposti al pubblico ludibrio nelle copertine dei vari giornali/telegiornali/blog d’informazione/…. Ancora più male mi ha fatto vedere (questo sì visto) migliaia di persone fare la fila per una foto, sorridenti, in una cella frigorifera coi corpi di due esseri umani (per quanto in vita fossero spregevoli).
Che gusto c’è?

Una domanda viene spontanea, come possono esserci i presupposti per una democrazia (vera) se il popolo che dovrebbe governare prova un certo gusto nel compiere azioni così primitive e/o animalesche.

Difficile, vero? Bene, giriamo la frittata, i “processi mediatici” sono la stessa identica cosa, e anzi, forse peggio visto che sconosciuti, ignoranti dei dettagli più intimi dei casi in questione, si arrogano il diritto di giudicare persone “innocenti fino a prova contraria”. Si parla come di un film poliziesco/giallo, con opportune facce disgustate e inorridite, di persone reali che vivono quello “svago televisivo” sulla loro pelle. Ripetiamo la domanda al paragrafo 2?

Io nella mia vita provo a non “fare agli altri quello che non vorrei fosse fatto a me” (qualche volta ci riesco, qualche altra decisamente no) senza costrizioni e non perché lo dice una fede religiosa, ma perché così si rischia di vivere meglio nel mondo. Chi ama sputare sentenze con tanto fervore sugli altri soprattutto col contributo della mediatizzazione dei processi, del dolore altrui, della vita altrui si è mai chiesto se proverebbe in qualche modo fastidio se un paese, una nazione o addirittura il mondo intero lo giudicasse pubblicamente o gioisse di una sua situazione difficile?

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