Archive for aprile, 2012

25 aprile 2012

Aria di casa

Chi mi conosce abbastanza sa bene come io ami la campagna ed in particolare le vigne. In questo articoletto volevo rendere partecipi i miei lettori della bellezza della vite e della classe che ha una vigna ben tenuta.

Giusto il fine-settimana passato ho spollonato* la prima vigna “nuova” e, poiché per le viti nuove l’operazione richiede più cura ed una rapida ma attenta analisi dello stato della pianta, si sviluppa un certo feeling per cui dopo qualche filare cominci a parlare come un padre affettuoso… (ndr (che poi è lo stesso scrittore) :facepalm:)
«questo qui te lo tengo»
«eh, no, l’hai fatto crescere troppo vicino allo sperone, te lo devo togliere»
«non sarebbe proprio corretto, ma siccome sei piccolina te lo lascio»

Finita la spollonatura la vigna, seppur freschetta, ha subito assunto quel caratteristico tono da coltivazione signorile che la contraddistingue, con fusti esili che inneggiano alla simmetria ed all’ordine e tralci a frutto ricoperti con soffici polloni (anch’essi a distanza piuttosto ragionata)

La cosa ancora più bella è che per l’anno prossimo, grazie all’intraprendenza (e ai soldi) di papà, potrò coccolarmi una vigna 10 volte più grande.
Con ogni probabilità d’ora in avanti passerò più tempo sulla vigna, sia per imparare quelle cose che un libro, una guida o “un video su youtube” (:facepalm: di nuovo) non possono insegnare e per coccolarmi, appunto, quelle belle piantine così ordinate e fruttifere.

Se vi aspettavate qualche ragione seria per apprezzare una vigna avete decisamente sbagliato blog. Scherzi a parte, spero di aver fatto capire un po’ i bei sentimenti che può sviluppare una coltivazione tenuta come si deve e soprattutto la campagna, con tutto quel suo verde.
A presto (o più verosimilmente tardi) con qualche altro articolo.

*Ci ho messo mezz’ora per trovare il corrispondente italiano di “sbàmpoear” in dialetto trevigiano (in realtà proprio Arcadese)

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5 aprile 2012

Son’io o son desto?

Da diverso tempo mi “diletto” ad usare servizi tramite false identità non rintracciabili (perlomeno non senza un certo sforzo). È curioso come sia facile creare identità virtuali del tutto verosimili ad una identità reale più o meno attiva nel web.*

Lo spunto l’ho avuto quando, un po’ incredulo, leggevo di studi per verificare la reale esistenza di un utente (ad esempio Twitter o Facebook per essere banali). La pecca di tutto il sistema, per me, è che non c’è modo, se non tramite mediazione umana, per una macchina di capire se un profilo è falso qualora questo sia stato confezionato (e anche non troppo ad arte).

Prendiamo un esempio:

Uso uno dei tanti servizi di email temporanee (traduzione alla buona di “disposable”) come base e lo “nascondo” ricorsivamente su due o tre livelli. A questo punto, a meno di non avere dubbi sulla mia identità, controlli sommari all’atto di una ipotetica registrazione daranno esito “positivo”.
Un metodo di protezione abbastanza efficace può essere una whitelist (invece che una blacklist) degli email-provider affidabili ma, in questo caso, con uno fra i tanti servizi per generare identità verosimili, una registrazione presso uno dei provider “fidati” risolve il problema (si comincia però a dover sfruttare proxy e simili).

Fornisco generalità verosimili e invento un “personaggio”, scrivo correttamente nella lingua dell’ipotetico utente del servizio e/o in inglese corretto (non viziato dalla propria lingua o addirittura con vizi tipici della lingua dell’ipotetico utente).

A questo punto, chi ha le mie opinioni/gusti mi si avvicina (virtualmente, ovvio), con l’unica differenza che, mentre lui che fa e dice cose come persona reale ne ha anche la responsabilità, io posso dire e fare ogni cosa senza curarmene.

Probabilmente avrete già capito dove voglio andare a parare, in ogni caso: e se qualcuno esce dal campo della curiosità e usa ciò per i suoi loschi scopi?
In quel tal caso il 99,9% dell’utenza web2.0 cadrebbe nella rete.

Cosa si può fare dunque? È giusto bandire (rendere illegali) le identità fasulle sul web? E fino a che punto si può parlare di identità?
Per ora le risposte a queste domande sono ben lontane dalla mia mente, quindi lascio a voi lettori il cruccio. L’importante è che si sappia che solo perché qualcuno è su Facebook ed ha foto o altro, non vuol dire per forza che sia una persona reale.

*Sia chiaro che non sto parlando di gente che usa due nomi sulle sue due email, ma di profili del tutto verosimili con email dedicate non collegate all’utilizzatore originale che si nasconde opportunamente dietro proxy (e/o indirizzi “disposable”)